Daniele Biacchessi

Si può chiedere giustizia anche sopra un palco di un teatro: un microfono, un sassofono, un pianoforte, le immagini in movimento, i documenti sonori d'archivio. Si può chiedere giustizia sopra una pedana nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna e davanti al Museo di Sant'Anna di Stazzema. Perché i luoghi contano, perché nulla vada mai dimenticato.
mercoledì, 22 ottobre 2008

IL PAESE DELLAVERGOGNA TOUR


24/01/09. Imperia, Arci Guernica, rassegna "I cantori di storie", ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in versione solista. Organizzazione: Arci Guernica. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.

 

25/01/09. Milano, Leoncavallo SPA, Festival "Suoni della memoria", in chiusura. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Leoncavallo SPA, Daniele Biacchessi. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.

 

 

26/01/09. Magenta, re 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Anpi Magenta. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.

 

28/02/09. Dronero (Cuneo), ore 21. Daniele Biacchessi, Gaetano Liguori e Michele Fusiello in "Il paese della vergogna". Organizzazione: Comune di Dronero. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.


01/04/09. Piacenza, ore 10. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in versione solista. Organizzazione: Cgil Piacenza, Provincia Piacenza. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.
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mercoledì, 08 ottobre 2008

19 OTTOBRE DANIELE BIACCHESSI MILANO PALALIDO

PALALIDO di Milano Piazza Stuparich
DOMENICA 19 0ttobre 2008 alle ore 14,30
Ingresso gratuito

OLTRE LA GIUSTIZIA, AL DI LA’ DELLA VENDETTA
Testimonianze di chi ha trasformato il dolore in impegno sociale e nuova umanità


NTERVENGONO

Manuela Dviri Giornalista, scrittrice esponente movimento pacifista israeliano
Pina Grassi Addio Pizzo e Libero Futuro, Associazione antiracket Libero Grassi
Paolo Bolognesi Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
Giovanni Impastato Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria di Cinisi.
Giuseppe Santagada Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Sede di Torino
Giorgio Schultze Portavoce Europeo del Nuovo Umanesimo

MODERA L’INCONTRO

Maria Cuffaro Giornalista, conduttrice e inviata del TG 3

CON LA PARTECIPAZIONE DI:

Ottavia Piccolo in un brano tratto dallo spettacolo “Terra di latte e miele”
Lucia Sardo in un brano tratto dallo spettacolo “La madre dei ragazzi”
Daniele Biacchessi in un brano tratto dallo spettacolo “Il paese della vergogna”
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mercoledì, 08 ottobre 2008

19 OTTOBRE DANIELE BIACCHESSIA FRONTIERE LETTERARIE

Frontiere letterarie

Domenica 19 ottobre
A Binago

10.30 inaugurazione

Lo scrittore e la società in cui vive
10.45 Miriam Ballerini e Pietro Dell'Acqua


Varese Noir
11.45 Antonio Zamberletti e Paolo Franchini


Milano - Canton Ticino: giallo in italiano
17.30 Andrea Fazioli e Rosa Teruzzi

Milano (noir) da bere
18.30 Aperitivo con gli autori Paolo Roversi, Andrea Ferrari, Francesco Gallone e Massimo Rainer


Domenica 19 ottobre
A Malnate


Lettura scenica
10.30 Davide Cassia


Scritture d'indagine
11.30 Adele Marini, Daniele Biacchessi

A pranzo con gli Action Writer
13.00 Pranzo con gli autori Andrea Carlo Cappi, Stefano Di Marino e Paolo Grugni
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mercoledì, 08 ottobre 2008

18 OTTOBRE DANIELE BIACCHESSI E CARLO LUCARELLI A CASTELFIDARDO

SABATO 18 OTTOBRE
“IL MISTERO A PICCOLE DOSI, CONFERENZA TRA NOIR E CRONACA”
con Carlo Lucarelli e Daniele Biacchessi.
Fisarmonica solista Andrea Naspi


Come nasce un noir, quali sono gli ingredienti del racconto, quali rapporti fra scrittura e realtà.
Su questi e altri interrogativi si confrontano Carlo Lucarelli e Daniele Biacchessi.
La storia, i personaggi, la documentazione, la trasposizione di un fatto realmente accaduto: in una parola il mistero raccontato poco per volta e a piccole dosi. La narrazione, attraverso gli strumenti letterari del giallo, consente di approfondire le storie rispetto alla sceneggiatura televisiva, ma mantiene costante la fedeltà ai documenti dando voce a tutte le ipotesi e a tutte le piste.
Carlo Lucarelli e Daniele Biacchessi ripercorrono, come in un romanzo noir, gli eventi che hanno tenuto l'Italia con il fiato sospeso. Il suggestivo suono della fisarmonica farà da colonna sonora a questo viaggio tra i “misteri d’Italia”.


CARLO LUCARELLI
Può essere definito, a buon diritto, uno dei migliori giallisti dell’Italia moderna: esponente di spicco del genere noir, ha pubblicato una serie di romanzi e raccolte di racconti, ha collaborato con quotidiani e riviste («Il Manifesto», «Il Messaggero», «L'Europeo») conducendo, tra le altre cose, la trasmissione televisiva sui delitti irrisolti, dal titolo Mistero in blu, diventata in seguito Blu notte.


DANIELE BIACCHESSI
Giornalista e pioniere della radiofonia italiana.
Autore di libri d’inchiesta è attualmente vicecaporedattore per Radio 24-Il Sole 24ore.

ANDREA NASPI
Giovane fisarmonicista poliedrico, vincitore di diversi concorsi nazionali ed internazionali, nonché accompagnatore di spettacoli e show.
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martedì, 23 settembre 2008

4 OTTOBRE DANIELE BIACCHESSI LEGGE "AD ALTA VOCE"

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04/10/08. Venezia, rassegna "Ad Alta voce". Daniele Biacchessi legge "I ventitrè giorni della città di Alba" di Beppe Fenoglio, "La casa in collina" di Cesare Pavese, "Hotel Meina" di Marco Nozza, "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Organizzazione: rassegna letteraria "Ad Alta Voce", Coop Adriatica.

AD ALTA VOCE

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lunedì, 07 luglio 2008

Il paese della vergogna tour


19/10/08. Milano, Palalido, ore 16,30. Daniele Biacchessi legge il quadro sulla strage alla stazione di Bologna tratto dal libro "Il paese della vergogna". Organizzazione European Humanist Conference.


21/10/08. Milano, Camera del Lavoro, ore 10. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in  versione solista per le scuole medie cittadine.
Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.


25/11/08. Sesto San Giovanni, Cinema Rondinella, ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Cinema Rondinella. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.


26/11/08. Anzola (Bologna), auditorium, ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Comune di Anzola. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.

COMUNE DI ANZOLA

 

03/12/08. Carpi, Arci Kalinka, ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Anpi Carpi. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.


04/12/08. Reggio Emilia, cinema teatro Cristallo, ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Comune di Anzola.
Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili è scritto da Raja Marazzini.

24/01/09. Imperia, Arci Guernica, rassegna "I cantori di storie", ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in versione solista. Organizzazione: Arci Guernica. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.

ARCI GUERNICA IMPERIA

 

28/02/09. Dronero (Cuneo), ore 21. Daniele Biacchessi, Gaetano Liguori e Michele Fusiello in "Il paese della vergogna". Organizzazione: Comune di Dronero. Il testo dello spettacolo é pubblicato nel libro "Il paese della vergogna", Chiarelettere. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.

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martedì, 24 giugno 2008

3 LUGLIO STAZIONE DI BOLOGNA

Bologna, Stazione, Sala di aspetto di seconda classe, ore 21.

"SONGS FROM A ROOM " LIVE

Daniele Biacchessi (voce narrante) Antonio Rigo Righetti (voce, basso elettrico, chiatarra acustica) e Robby Pellati (percussioni e drum kit).

Letture sulla memoria dai libri di Ray Bradbury, Leonardo Sciascia, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese., Daniele Biacchessi.


Organizzazione: Associazione 2 agosto tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna.
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mercoledì, 18 giugno 2008




20 giugno ore 21
Campegine, Festa Nazionale dell'Anpi
Sul palco, prima del concerto dei Gang,
Daniele Biacchessi presenta il suo libro "Il paese della vergogna" (Chiarelettere).

"..........Daniele Biacchessi racconta misteri, omicidi e stragi in un’Italia che sembra ormai vivere in una perenne ri(e)mozione forzata. Con la voce e la potenza di uno scrittore che è l’unico erede della narrativa civile di Pier Paolo Pasolini." (Gian Paolo Serino, La Repubblica)


"Non gli servono effetti speciali. Bastano la sua voce e la volonterosa musica di un paio di amici. Perché è la storia d’Italia, quella più fosca, più scomoda, più vergognosa, ad accapponare la pelle del pubblico. Daniele Biacchessi gira le piazze come un antico cantastorie a svegliare le coscienze dei cittadini. " (La Stampa, Bruno Ventavola)



"Le quattro pièce d'impegno civile contenute nel libro di Biacchessi vorrebbero essere un contributo a scostare le ante del Paese da quel muro che ne impedisce l'apertura «perché - riflette l'autore - una società che non può fare i conti col passato, non comprende il proprio presente e non può progettare il futuro." (Il Sole 24ore, Lionello Mancini)





Questo libro parte da un dato di fatto, incontrovertibile. In Italia la verità storica non segue mai lo stesso binario della verità giudiziaria. Le prove delle stragi nazifasciste di Sant'Anna di Stazzema e Marzabotto nascoste nel cosiddetto "Armadio della vergogna". I colpevoli di stragi come Piazza Fontana, Piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione di Bologna, Rapido 904, e si potrebbe continuare l'elenco, sono tutti sostanzialmente liberi. E' l'Italia spiazzante delle verità negate, raccontate da Biacchessi attraverso scene esemplari, flash su personaggi diversi tra loro ma uniti da un solo nome: ingiustizia.




Infoline
Festa Nazionale Anpi
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lunedì, 02 giugno 2008

DANIELE BIACCHESSI ANTEPRIMA "IL PREZZO DELLA VERITA'"

DANIELE BIACCHESSI SUL GIORNALISMO D'INCHIESTA

Periscopio, 19 maggio 2008, di Alessia Càndito

«Laura è una giovane cronista, intraprendente che vuole sapere, capire. Viene inviata nel giorno in cui la Commissione d’inchiesta si chiude con quel finale imbarazzante. Entra nella bouvette, varca la soglia del palazzo del potere e un vecchio cronista le dice “guarda che tutte le volte che vogliono insabbiare qualcosa si inventano una commissione d’inchiesta”».

È questo l’escamotage narrativo con cui si apre “Il prezzo della verità”, il nuovo libro di Daniele Biacchessi, la cui uscita è prevista per gennaio 2008. Lo ha rivelato lo stesso autore ai redattori del Periscopio, nel corso di una lunga intervista sul giornalismo e sui giornalisti, quelli morti per raccontare e quello che hanno paura di farlo.

Perché ha deciso di scrivere questo libro?

Mancava un libro che raccontasse di quei giornalisti che sono stati uccisi per il prezzo della verità. È il prezzo che hanno pagato giornalisti come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Maria Grazia Cutuli, Raffaele Ciriello, Antonio Russo e Enzo Baldoni, per aver avuto il coraggio di raccontare. Per tutte queste morti non c’è stata una giustizia. Ad esempio, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non sono stati uccisi perché andavano in vacanza per conto della Rai, come ha affermato l’allora presidente della Commissione di inchiesta, Carlo Taormina. Sono stati ammazzati perché avevano scoperto un traffico di sostanze tossico-nocive e di armi che passavano attraverso la cooperazione internazionale e  arrivavano in Somalia su navi partite dai porti italiani. Traffici che contavano su coperture internazionali e anche di parti dello Stato italiano. Questa cosa l’avevano intercettata a Bosaso. La loro è stata una vera e propria esecuzione. Vengono uccisi a Mogascio, assassinati a distanza ravvicinata da un gruppo di killer che aspettano proprio loro,  perché erano andati a Bosaso e avevano intercettato queste navi. Ilaria aveva fatto un’intervista al sultano di Bosaso, che nel libro io riporto integralmente. E proprio dall’intervista si capisce che lei aveva intercettato qualcosa, aveva capito quali erano i traffici che passavano dal nostro paese, in particolare dal porto di La Spezia.

 

Dal poco che si è saputo..


<Non è vero, non si è saputo poco, è venuto fuori molto, tutto. Tutto sta scritto nelle indagini, nelle inchieste, solo che non si ha il coraggio di andare fino in fondo, di affermare quello che ormai tutti sanno. Di queste vicende, così come di tutte le altre storie italiane si sa tutto. Si sa tutto di Piazza Fontana, si sa tutto di Ustica, si sa tutto di Ilaria Alpi. Si tratta di trasferire una verità storica, una verità che è stata accertata e che è emersa chiaramente da centinaia e centinaia di testimonianze in una verità giudiziaria. È questo il punto. Quello di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non è un mistero. È una storia ampliamente conosciuta solo che non si è avuto il coraggio politico di andare fino in fondo.
Le commissioni d’inchiesta sono tutte inutili, vengono realizzate appositamente per affossare le inchieste.  È accaduto per il terrorismo, le stragi, la mafia, il terremoto in Irpinia, in Umbria, possiamo andare avanti per ore... Viene accatastata una quantità enorme di materiale, che poi passerà alla storia. Ma non si riesce mai a arrivare alla conclusione, perché tutti cercano o vogliono cercare un finale condiviso, che non ci può essere>.

Quindi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si sa tutto.. e degli altri?


<Sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si sa tutto, ci sono centinaia e centinaia di testimonianze che messe in fila fanno un atto d’accusa. Trasferire tutto questo in sede penale per trovare dei colpevoli o degli ispiratori o dei mandanti: questo è il problema vero di questo paese. Vale sia per le vicende come quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come per quelle più semplici come la morte di Raffaele Ciriello. È una storia semplice. Un fotografo si trova a Ramallah in mezzo agli scontri fra israeliani e Palestinesi. Esce da un angolo di una strada nel centro di Ramallah, con la sua piccola telecamera digitale riprende un carro armato israeliano che è piazzato lì vicino, in mezzo agli scontri. Il giorno prima c’era stata un’operazione israeliana in un campo profughi a nord di Ramallah. Gli israeliani erano entrati con i carri armati, nonostante tuttora lo neghino, avevano sparato anche sui cronisti che erano nel City Inn, l’albergo di Ramallah. E questo lui lo racconta a noi di Radio24. Nel libro c’è l’intervista, l’ultima intervista che Ciriello rilascia prima di morire. Anche in quella occasione, quando i magistrati di Milano, chiedono al governo italiano una prova di verità. Ma l’unica cosa che il governo riesce a ottenere è che Israele dica che i giornalisti erano autorizzati a girare per le strade di Ramallah, cosa per altro non vera. Quindi se Ciriello era stato colpito era esclusivamente colpa sua. Dopo una serie di pressioni hanno cambiato leggermente versione, dicendo che il soldato che stava dentro il carro armato lo aveva scambiato per un palestinese con un RPG. Una storia che non sta in piedi.

Non parliamo poi di Enzo Baldoni, il cui corpo non è mai stato consegnato alla famiglia, non c’è mai stata la possibilità di fare un esame autoptico. Oppure di Antonio Russo, che muore in Georgia al confine con la Cecenia, dopo aver fatto una quantità enorme di denuncie sulle torture che il popolo ceceno è costretto a subire. Anche per Antonio Russo non c’è mai stata un’inchiesta se non quella aperta in Georgia.. Questo è quello che emerge. Un enorme distacco fra una verità storica, fra quello che tu sai, leggi e ascolti e quello che invece poi emerge o non emerge nelle aule processuali. Sono vicende che non arrivano mai o quasi mai nelle aule di Tribunale. Oppure arrivano per assolvere i responsabili>. 

Parlando di Ilaria Alpi, accennava alla responsabilità di parti dello stato italiano..


<Il ruolo dei servizi segreti in Somalia è un ruolo chiave. Così come in tutte le storie italiane. C’è una costante. I servizi segreti non sono mai deviati. Sono servizi segreti. Si muovono con operazioni coperte, quasi mai assicurano la verità, né assicurano alla giustizia i responsabili. Ma questo è sempre avvenuto. È avvenuto a piazza Fontana quando fecero scappare Guido Giannettini (n.d.r. agente del Sid scappato all’estero dopo la strage), è avvenuto per la strage di Brescia nel ’74, è avvenuto per Peppino Impastato, quando i Carabinieri dissero che era morto per un attentato di tipo terroristico. Non c’è mai da parte delle istituzioni una ricerca della verità. Questo accade per tante storie e accade anche per la morte dei giornalisti di cui ho scritto. I giornalisti non hanno scorte, sono degli osservatori,  dovrebbero osservare e scrivere quel che vedono. Lo Stato dovrebbe difendere i propri cittadini, sia in Italia, sia all’estero. I giornalisti vengono lasciati soli>. 

 

 Si può interpretare come una limitazione alla liberta di informare?


<Non credo che il punto sia la libertà di informare. La questione è capire cosa intendiamo per giornalismo. Ci sono gli scherani, gli embedded, quelli che pensano che il giornalismo significhi salire su una jeep dell’esercito e mettersi un elmetto. E poi ci sono persone che vanno in giro a cercare la notizia, che è quello che si dovrebbe fare. Quelli rischiano di più. E non solo andando in guerra. Walter Tobagi è stato ucciso in Via Solari a Milano. E Carlo Casalegno nel centro di Torino. E Guido Passalacqua, di Repubblica è stato ferito in casa sua a Milano. E Emilio Rossi,direttore del Tg1 è stato uscito davanti a Saxa Rubra,davanti alla vecchia sede della Rai. Bisogna capire bene cosa intendiamo per giornalismo. Se è il mestiere di quelli che passano le carte dei potenti di turno, che lustrano le scarpe o sono i cani da guardia di un partito piuttosto che di un gruppo di potere, allora in questo caso il giornalismo non esiste più.

Io ho 50 anni, appartengo a una generazione i cui maestri sono Corrado Staiano, Marco Nozza, Mauro Brutto, grande giornalista dell’Unità che lavorava in cronaca. Questi sono i grandi giornalisti degli anni 70. Tutti grandi giornalisti che hanno fatto le grandi inchieste in Italia. Io sono nato leggendo i loro libri, i loro articoli, assorbendo le tecniche di investigazione. I loro articoli facevano la differenza, perché loro si muovevano per cercare una verità, per cercare una giustizia. Ci sono verità che sono verità ufficiali, facilmente smontabili. Se giornalisti che si occupavano di Piazza Fontana avessero soltanto passato le carte di quello che veniva raccontato, il povero Valpreda, che era innocente, sarebbe rimasto in carcere a vita. Poi si è scoperto che le storie erano diverse, non erano stati gli anarchici. Quella pista era stata messa lì dall’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Bisogna cercare di trovare una verità sulle carte, sulle testimonianze, che è quello che non si fa, perché costa fatica. Un giornalista, oggi, per fare bene il suo mestiere dovrebbe riprendere le tecniche investigative di un tempo. Unire l’investigazione classica ad una grande capacità analitica. Il giornalista, non sostituendosi alla magistratura, accerta però una verità e scrive quello che vede, quello che sente, ascolta, va in giro, sente, intervista, consuma le suole delle scarpe>. 

 

Sembra essere molto scettico sul giornalismo di oggi.. 


<Si assolutamente si. Le redazioni sono tutte in mano agli uffici marketing, a altri tipi di stimoli. Infatti, se vuoi fare un’inchiesta scrivi libri. Poi bisogna capire cos’è un’inchiesta. La grande capacità di mettere in fila i fatti,  non è una cosa semplice. Si tratta di un fiuto che hai o non hai, non lo puoi imparare, studiare su un libro di testo. La curiosità.

Poi c’è la tecnica, che è quella di saper leggere i documenti giudiziari, che è una cosa molto difficile. Sono documenti noiosissimi, cose terribili e tu devi essere capace di asciugare il linguaggio per arrivare all’essenza della notizia, capire dove sta la notizia. E poi andarla a verificare. Questo è l’altro compito dei giornalisti. Ci sono giornalisti che non fanno né l’uno né l’altro, giornalisti che fanno solo la prima cosa e si accontentano di fare copia e incolla di verbali giudiziari, e ci sono pochissimi giornalisti che vanno a prendere questi verbali e queste sentenze e poi fanno a verificare. Perché ogni testimonianza ha un nome e un cognome>.  

 

Mi saprebbe fare un esempio di giornalisti che ancora oggi lavorano così?


<Me ne viene in mente solo uno. Giovanni Bianconi del Corriere della Sera. Lo dico con affetto nei suoi confronti ma con tristezza in generale. Perché in generale mancano delle cose essenziali per un giornalista, per il giornalismo. Ti faccio un esempio. Marco Biagi è stato ucciso alle 20 e 04. Non alle 20 e 07. O tra le 20 e le 20 e 30. O intorno alle 20. La precisione è essenziale, perché ti permette in seguito di giudicare una testimonianza, di capire se una cosa è potuta o non è potuta avvenire. Questa precisione millimetrica, questa meticolosità e quindi anche questa passione  ti permette di essere preciso e quindi di essere credibile nei confronti dei tuoi lettori>. 

 

 È così importante la precisione per un giornalista?
<La precisione fa la differenza in un giornalista. Ad esempio, quando arrivai a Capaci il 23 Maggio del 1992. Tutti  i giornalisti erano lì dove c’era l’autostrada. Io invece mi sono guardato attorno. Sulla destra c’era il mare, sulla sinistra c’era una collina. Sono andato sulla collina. Perché ad esempio cosa ti può dire un investigatore dopo che vedi una buca di nove metri, profonda tre? È chiaro che si tratta di un’autobomba. Però dall’alto di una collina cominci a capire che qualcuno forse l’ha piazzata lì, che forse qualcuno ha schiacciato un pulsante, che forse qualcuno aveva messo dell’esplosivo in un canale di scolo e l’ha fatto esplodere al momento opportuno. E infatti le cose sono andate così. Quindi la tua corrispondenza, il tuo servizio, il tuo articolo è qualcosa di più rispetto agli altri. Ma tutto questo implica passione, metterci dentro dell’impegno, della curiosità. E una metodologia, che uno si crea, si costruisce facendo le inchieste. Una metodologia che ad esempio ti porta a capire ad esempio che dall’alto puoi cogliere elementi più importanti..> 

 

I giornalisti quindi devono indagare, sviluppare una metodologia, porsi delle domande e cercare delle verità. Ma qual è il ruolo della magistratura? Ad esempio, per il caso Alpi si arriverà prima o poi a una sentenza o ormai è un’impresa disperata?


<No, non è un’impresa disperata. Se c’è la volontà politica di andare avanti, si fa. Gli investigatori, in primis, si muovono su input politici. Se ci sono questi input politici, se c’è una volontà di fare chiarezza, ma per tanti motivi, anche solo per fare piazza pulita, per voltare pagina nei confronti di un certo tipo di dirigenza dei servizi di sicurezza, allora si indaga. Senza volontà politica è difficile che un magistrato possa andare avanti fino in fondo.

Mi spiego, nel 1989 è caduto il muro di Berlino e qui stiamo parlando ancora di sentenze passate in giudicato che assolvono gli imputati per Piazza Fontana. questa è l’Italia con cui dobbiamo fare i conti. Ustica, perché? Perché vengono assolti i generali che erano stati ritenuti responsabili di grandissimi depistagli? Perché nessun governo è andato dagli americani e dai francesi a chiedere quali erano i velivoli che ronzavano attorno al Dc-9 di Ustica. Perché? Perché non c’è la volontà politica.Per il caso Alpi, non mi pare di intravedere spiragli. Anche i genitori di Ilaria sanno che gli spiragli sono dovuti soprattutto a questa volontà politica. Se c’è una volontà politica si fanno le cose, sennò non si fanno. Gli investigatori perché devono indagare su delle vicende cosí scottanti per poi magari essere trasferiti al commissariato di matera, come è successo a Pasquale Iuliano per la strage di Piazza Fontana. Nel ’69, il 12 dicembre ha detto che erano stati esponenti di Ordine Nuovo del Veneto. La volontà politica voleva che fossero gli anarchici, quindi il povero Iuliano venne mandato a dirigere un commissariato di Matera. Non la Questura, uno dei commissariati. Ed è morto recentemente, continuando a fare il suo mestiere al Commissariato di Matera>.
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lunedì, 02 giugno 2008

5 GIUGNO CREMONA


5 giugno, ore 18

Cremona, Cgil

via Mantova 25


Fausto e Iaio
Trent'anni dopo
Raccolta di scritti, documenti, testimonianze per non dimenticare

Interventi di Daniele Biacchessi, Carmine Scotti (capo della Digos di Cremona, il primo investigatore delle indagini sulla morte di Fausto e Iaio), Maria Iannucci (sorella di Lorenzo Iannucci), Massimiliano Dolci (segretario Cgil Cremona).




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Chi sono

Utente: biacchessi
Nome: Daniele Biacchessi
Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore. Vicecaporedattore di Radio24-Il Sole24ore. Premio Cronista 2004 e 2005 per il programma "Giallo e nero". Collabora con il mensile "Mucchio Selvaggio". Dal 1975, ha lavorato e collaborato con numerose testate: Radio Rai (Noi in Lombardia, Domenica con noi, Blue note), Radio Popolare, Radio Regione, Radio Lombardia, Telemilano 2, Telenova, Rete A, Antenna3, Unità, Avvenimenti, Europeo. E' stato direttore della sede mlanese, inviato e cronista parlamentare di Italia Radio dal 1988 al 1999. Ha pubblicato sedici libri d'inchiesta. "La fabbrica dei profumi" (Baldini&Castoldi,1995), "Fausto e Iaio" (Baldini&Castoldi, 1996), "Il caso Sofri" (Editori Riuniti, 1998), "L'ambiente negato" (Editori Riuniti,1999), "10,25 cronaca di una strage" (Gamberetti, 2000), "Il delitto D'Antona" (Mursia, 2001), "Un attimo..vent'anni" (Pendragon, 2001), "Ombre nere" (Mursia, 2002), "Punto Condor. Ustica, il processo" (Pendragon,2002), "L'ultima bicicletta, il delitto Biagi" (Mursia, 2003), "Cile 11 settembre 1973" (Franco Angeli, 2003), "Vie di fuga. Storie di clandestini e latitanti" (Mursia 2004), "Roberto Franceschi: processo di polizia" (Baldini Castoldi Dalai,2004), "Walter Tobagi. Morte di un giornalista." (Baldini Castoldi Dalai, 2005), "Una stella a cinque punte. Le inchieste D'Antona e Biagi" (Baldini Castoldi Dalai, 2007), "Il paese della vergogna" (Chiare Lettere, 2007). Daniele Biacchessi é autore, regista e interprete di teatro narrativo civile. Ha collaborato con Gang, Stefano Paiusco e Raja Marazzini. "La storia e la memoria", "Fausto e Iaio, la speranza muore a 18 anni", "La Fabbrica dei profumi. Il racconto di Seveso", "Storie d'Italia. I diari" con il sassofonista Michele Fusiello. "Roberto Franceschi. Processo di polizia" (2005), "Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato" (2006), con il pianista e jazzista Gaetano Liguori. In forma di solo reading, ha scritto "Luigi Tenco, morte di un cantautore". "I ventitré giorni della città di Alba", lettura scenica del libro di Beppe Fenoglio, musiche di Gaetano Liguori e Michele Fusiello, é lo spettacolo della stagione 2007 - 2008..


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