24/01/09. Imperia, Arci Guernica, rassegna "I cantori di storie", ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in versione solista. Organizzazione: Arci Guernica.
25/01/09. Milano, Leoncavallo SPA, Festival "Suoni della memoria", in chiusura. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Leoncavallo SPA, Daniele Biacchessi.
26/01/09. Magenta, re 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Anpi Magenta.

25/11/08. Sesto San Giovanni, Cinema Rondinella, ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" con Marino e Sandro Severini dei Gang. Organizzazione: Cinema Rondinella.
24/01/09. Imperia, Arci Guernica, rassegna "I cantori di storie", ore 21. Daniele Biacchessi in "Il paese della vergogna" in versione solista. Organizzazione: Arci Guernica.
28/02/09. Dronero (Cuneo), ore 21. Daniele Biacchessi, Gaetano Liguori e Michele Fusiello in "Il paese della vergogna". Organizzazione: Comune di Dronero.



DANIELE BIACCHESSI SUL GIORNALISMO D'INCHIESTA
Periscopio, 19 maggio 2008, di Alessia Càndito
«Laura è una giovane cronista, intraprendente che vuole sapere, capire. Viene inviata nel giorno in cui
È questo l’escamotage narrativo con cui si apre “Il prezzo della verità”, il nuovo libro di Daniele Biacchessi, la cui uscita è prevista per gennaio 2008. Lo ha rivelato lo stesso autore ai redattori del Periscopio, nel corso di una lunga intervista sul giornalismo e sui giornalisti, quelli morti per raccontare e quello che hanno paura di farlo.
Perché ha deciso di scrivere questo libro?
Dal poco che si è saputo..
<Non è vero, non si è saputo poco, è venuto fuori molto, tutto. Tutto sta scritto nelle indagini, nelle inchieste, solo che non si ha il coraggio di andare fino in fondo, di affermare quello che ormai tutti sanno. Di queste vicende, così come di tutte le altre storie italiane si sa tutto. Si sa tutto di Piazza Fontana, si sa tutto di Ustica, si sa tutto di Ilaria Alpi. Si tratta di trasferire una verità storica, una verità che è stata accertata e che è emersa chiaramente da centinaia e centinaia di testimonianze in una verità giudiziaria. È questo il punto. Quello di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non è un mistero. È una storia ampliamente conosciuta solo che non si è avuto il coraggio politico di andare fino in fondo. Le commissioni d’inchiesta sono tutte inutili, vengono realizzate appositamente per affossare le inchieste. È accaduto per il terrorismo, le stragi, la mafia, il terremoto in Irpinia, in Umbria, possiamo andare avanti per ore... Viene accatastata una quantità enorme di materiale, che poi passerà alla storia. Ma non si riesce mai a arrivare alla conclusione, perché tutti cercano o vogliono cercare un finale condiviso, che non ci può essere>.
Quindi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si sa tutto.. e degli altri?
<Sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si sa tutto, ci sono centinaia e centinaia di testimonianze che messe in fila fanno un atto d’accusa. Trasferire tutto questo in sede penale per trovare dei colpevoli o degli ispiratori o dei mandanti: questo è il problema vero di questo paese. Vale sia per le vicende come quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come per quelle più semplici come la morte di Raffaele Ciriello. È una storia semplice. Un fotografo si trova a Ramallah in mezzo agli scontri fra israeliani e Palestinesi. Esce da un angolo di una strada nel centro di Ramallah, con la sua piccola telecamera digitale riprende un carro armato israeliano che è piazzato lì vicino, in mezzo agli scontri. Il giorno prima c’era stata un’operazione israeliana in un campo profughi a nord di Ramallah. Gli israeliani erano entrati con i carri armati, nonostante tuttora lo neghino, avevano sparato anche sui cronisti che erano nel City Inn, l’albergo di Ramallah. E questo lui lo racconta a noi di Radio24. Nel libro c’è l’intervista, l’ultima intervista che Ciriello rilascia prima di morire. Anche in quella occasione, quando i magistrati di Milano, chiedono al governo italiano una prova di verità. Ma l’unica cosa che il governo riesce a ottenere è che Israele dica che i giornalisti erano autorizzati a girare per le strade di Ramallah, cosa per altro non vera. Quindi se Ciriello era stato colpito era esclusivamente colpa sua. Dopo una serie di pressioni hanno cambiato leggermente versione, dicendo che il soldato che stava dentro il carro armato lo aveva scambiato per un palestinese con un RPG. Una storia che non sta in piedi.
Parlando di Ilaria Alpi, accennava alla responsabilità di parti dello stato italiano..
<Il ruolo dei servizi segreti in Somalia è un ruolo chiave. Così come in tutte le storie italiane. C’è una costante. I servizi segreti non sono mai deviati. Sono servizi segreti. Si muovono con operazioni coperte, quasi mai assicurano la verità, né assicurano alla giustizia i responsabili. Ma questo è sempre avvenuto. È avvenuto a piazza Fontana quando fecero scappare Guido Giannettini (n.d.r. agente del Sid scappato all’estero dopo la strage), è avvenuto per la strage di Brescia nel ’74, è avvenuto per Peppino Impastato, quando i Carabinieri dissero che era morto per un attentato di tipo terroristico. Non c’è mai da parte delle istituzioni una ricerca della verità. Questo accade per tante storie e accade anche per la morte dei giornalisti di cui ho scritto. I giornalisti non hanno scorte, sono degli osservatori, dovrebbero osservare e scrivere quel che vedono. Lo Stato dovrebbe difendere i propri cittadini, sia in Italia, sia all’estero. I giornalisti vengono lasciati soli>.
<Non credo che il punto sia la libertà di informare. La questione è capire cosa intendiamo per giornalismo. Ci sono gli scherani, gli embedded, quelli che pensano che il giornalismo significhi salire su una jeep dell’esercito e mettersi un elmetto. E poi ci sono persone che vanno in giro a cercare la notizia, che è quello che si dovrebbe fare. Quelli rischiano di più. E non solo andando in guerra. Walter Tobagi è stato ucciso in Via Solari a Milano. E Carlo Casalegno nel centro di Torino. E Guido Passalacqua, di Repubblica è stato ferito in casa sua a Milano. E Emilio Rossi,direttore del Tg1 è stato uscito davanti a Saxa Rubra,davanti alla vecchia sede della Rai. Bisogna capire bene cosa intendiamo per giornalismo. Se è il mestiere di quelli che passano le carte dei potenti di turno, che lustrano le scarpe o sono i cani da guardia di un partito piuttosto che di un gruppo di potere, allora in questo caso il giornalismo non esiste più.
Sembra essere molto scettico sul giornalismo di oggi..
<Si assolutamente si. Le redazioni sono tutte in mano agli uffici marketing, a altri tipi di stimoli. Infatti, se vuoi fare un’inchiesta scrivi libri. Poi bisogna capire cos’è un’inchiesta. La grande capacità di mettere in fila i fatti, non è una cosa semplice. Si tratta di un fiuto che hai o non hai, non lo puoi imparare, studiare su un libro di testo. La curiosità.
Mi saprebbe fare un esempio di giornalisti che ancora oggi lavorano così?
<Me ne viene in mente solo uno. Giovanni Bianconi del Corriere della Sera. Lo dico con affetto nei suoi confronti ma con tristezza in generale. Perché in generale mancano delle cose essenziali per un giornalista, per il giornalismo. Ti faccio un esempio. Marco Biagi è stato ucciso alle 20 e 04. Non alle 20 e 07. O tra le 20 e le 20 e 30. O intorno alle 20. La precisione è essenziale, perché ti permette in seguito di giudicare una testimonianza, di capire se una cosa è potuta o non è potuta avvenire. Questa precisione millimetrica, questa meticolosità e quindi anche questa passione ti permette di essere preciso e quindi di essere credibile nei confronti dei tuoi lettori>.
I giornalisti quindi devono indagare, sviluppare una metodologia, porsi delle domande e cercare delle verità. Ma qual è il ruolo della magistratura? Ad esempio, per il caso Alpi si arriverà prima o poi a una sentenza o ormai è un’impresa disperata?
<No, non è un’impresa disperata. Se c’è la volontà politica di andare avanti, si fa. Gli investigatori, in primis, si muovono su input politici. Se ci sono questi input politici, se c’è una volontà di fare chiarezza, ma per tanti motivi, anche solo per fare piazza pulita, per voltare pagina nei confronti di un certo tipo di dirigenza dei servizi di sicurezza, allora si indaga. Senza volontà politica è difficile che un magistrato possa andare avanti fino in fondo.
5 giugno, ore 18
Cremona, Cgil
via Mantova 25
Fausto e Iaio
Trent'anni dopo
Raccolta di scritti, documenti, testimonianze per non dimenticare
Interventi di Daniele Biacchessi, Carmine Scotti (capo della Digos di Cremona, il primo investigatore delle indagini sulla morte di Fausto e Iaio), Maria Iannucci (sorella di Lorenzo Iannucci), Massimiliano Dolci (segretario Cgil Cremona).